Il Cammino di San Benedetto con FuoriVia

8 – 16 agosto 2020

Tra Umbria e Lazio – Italia.

L’estate del 2020, segnata dalla pandemia, è stata per FuoriVia un banco di prova silenzioso: tra incertezze organizzative e distanziamento fisico, l’associazione ha scelto di rimanere fedele alla propria pratica del cammino, adattandola a una scala più contenuta e a un territorio più vicino, ma non per questo meno denso di significati. 

Ad occhio Benedetto e Lucio non si sono mai incontrati. Ma a noi piace immaginare che qui all’Ora et Labora, il monaco norcino abbia aggiunto il “Canta”.

Il Cammino di San Benedetto, percorso tra l’8 e il 16 agosto 2020 da Norcia a Castel di Tora, è diventato un laboratorio in movimento, coerente con l’idea di viaggio lento e di ricerca sul campo che da anni caratterizza FuoriVia lungo gli itinerari storici europei.​ Il tracciato scelto, poco più di 114 chilometri tra Umbria e Lazio, attraversa paesaggi e comunità che raramente compaiono nelle cronache del turismo di massa.

La partenza da Norcia, città natale del santo, restituisce fin dal principio il senso del cammino come strumento per leggere come i territori reagiscono alle crisi, materiali (come il terremoto i cui segni sono ancora evidenti) e sociali. Il gruppo si ritrova qui sapendo che il viaggio non sarà solo geografico: come nei cammini di ricerca estivi, camminare significa entrare in dialogo con le trasformazioni del paesaggio e con le persone che lo abitano.​

La prima giornata conduce a Cascia (prima tappa: 17 km con 535 m D+), tra campi coltivati e profili dolci di collina, in una dimensione che stimola l’osservazione lenta e l’incontro diretto con le realtà locali. Il giorno successivo la salita verso Monteleone di Spoleto (seconda tappa: 18 km e 526 m D+) apre scenari più ampi: altipiani e boschi dilatano lo sguardo. Il pernottamento in un casale immerso nella campagna, circondato da un meleto, riporta il gruppo pienamente nello spirito del cammino estivo: la notte in tenda in aperta campagna collega questo piccolo cammino ai grandi itinerari che hanno segnato la storia dell’associazione, dalla Compostela alla Via Egnatia.​

Dal giorno seguente, i chilometri verso Leonessa (terza tappa: 13 km e 235 m D+) mettono in fila confini amministrativi e fratture storiche. Camminando tra allevamenti di chianina, rotoballe e coltivazioni di canapa, il gruppo attraversa un territorio che fino al 1927 era Abruzzo e prima ancora Regno delle Due Sicilie: una stratificazione che si percepisce meglio a piedi, nell’alternarsi di frazioni, campi e piccoli segni di quotidianità rurale.

A Poggio Bustone  (quarta tappa: 14 km e 609 m D+), paese legato tanto alla tradizione benedettina quanto alla memoria di Lucio Battisti, il tono del viaggio cambia. Un acquazzone improvviso costringe il gruppo a fermarsi nell’unico bar del paese: la pioggia, le canzoni, il ritratto del cantautore accanto al bancone compongono un bel quadretto, in cui il riferimento all’“Ora et labora” si apre, per gioco, al “Canta”. È uno dei modi in cui FuoriVia pratica la relazione con i luoghi: non solo attraverso lo studio geostorico e le analisi territoriali, ma anche attraverso momenti ordinari di condivisione, che aiutano a costruire una memoria collettiva del cammino.​, uno dei risultati più preziosi.

La discesa verso Rieti (quinta tappa: 17 km e 308 m D+) riporta il gruppo dentro uno spazio dove la natura è preponderante. Eremi e santuari si alternano a campi e strade minori, ricordando come gli itinerari religiosi siano oggi anche corridoi di ricerca sul paesaggio e sulla mobilità lenta.

L’ultima parte del viaggio, verso Rocca Sinibalda e il lago del Turano (sesta tappa: 20km e 479 m D+), introduce un paesaggio diverso: le montagne si specchiano nell’acqua, il ritmo rallenta, e l’attività fisica del cammino si affianca a un esercizio diverso di esplorazione, fatto di soste, di giochi, di pratiche collettive.​​ Al lago, memori dell’esperimento di pesca sportiva condotto con successo pochi giorni prima a Poggio Bustone (tredici trote, più di cinque chili di pesce cucinato al cartoccio con una salsa all’arancia e cognac proposta dai “compagni francesi”) ci si è abbandonati a qualche giorno di nuotate, pesca e relax nello spirito di uno stare in cammino che non separa mai completamente ricerca e vacatio. È una declinazione concreta di quella “sperimentazione dello stare insieme” che l’associazione rivendica nei suoi cammini brevi: occasioni per tenere viva la comunità, costruire relazioni con i territori e preparare i percorsi sociali estivi di più ampia scala.​​

Camminare come esercizio di prossimità.

Anche nei brevi cammini, l’organizzazione, tra ostelli, palazzetti, giardini pubblici e strutture adattate, mantiene la dimensione essenziale: logistica minima, forte dipendenza dall’ospitalità delle amministrazioni locali e delle realtà associative, attenzione alle risorse già presenti nei luoghi.

È la stessa logica che l’associazione applica quando, lungo itinerari più lunghi come la Via Egnatia o il progetto Danubes, costruisce reti stabili con università, musei, enti locali, con un approccio che combina livelli istituzionali e coinvolgimento dal basso.​​

In un anno dominato dalla parola “distanza”, il cammino di San Benedetto è stato per FuoriVia un esercizio di prossimità: a territori spesso marginali nel dibattito pubblico, a comunità impegnate in processi di ricostruzione o di resistenza allo spopolamento, e anche alle persone che compongono la propria rete associativa.

Senza numeri imponenti né lunghi viaggi internazionali, questo percorso ha confermato la scelta di usare il viaggio a piedi come strumento di conoscenza e di relazione, in continuità con una storia che, dai laboratori itineranti dello IUAV a oggi, considera il cammino una forma di ricerca condivisa sul paesaggio europeo.​

Crediti

Il Cammino di San Benedetto con Fuorivia è un’iniziativa a cura di Francesco Bruzzone, Andrea Monecif, Auro Michielon per FuoriVia. Foto a cura di Vincenzo Cammarata

Si ringraziano per l’ospitalità e la collaborazione: Ostello “Il Capisterium, Comune di Cascia, farmhouse Casale Montebello, Comune di Leonessa, Istituto Marco Polo e Centro pesca Lago del Turano.