Via dei Flussi: FuoriVia cammina nelle aree alluvionate dell’Emilia-Romagna

1-4 maggio 2025 | Road to Danubes ’25

Via dei Flussi

All’inizio di maggio 2025 FuoriVia ha intrapreso un nuovo cammino di esplorazione e conoscenza in Romagna, lungo la Valle del Borello, da Cesena a Sorrivoli. Un attraversamento a piedi che non è stato solo geografico, ma soprattutto politico, ecologico e umano. Un cammino pensato per leggere un territorio profondamente segnato dalle alluvioni del maggio 2023 e per interrogarsi sul rapporto, sempre più fragile, tra acqua, terra e comunità.

La Via dei Flussi nasce dall’esigenza di andare oltre la narrazione emergenziale. L’idea è maturata a partire dalle conversazioni con una socia di FuoriVia che vive a Forlì, Caterina Spadoni. Durante i giorni dell’alluvione la sentivamo spesso al telefono mentre spalava il fango tra Forlì e Cesena. Da quei dialoghi è emersa una riflessione profonda su come questi territori venivano raccontati, soprattutto dai media: si parlava molto delle zone alluvionate e molto meno di quelle colpite dalle frane, quando in realtà si trattava di manifestazioni diverse della stessa dinamica, legata al rapporto storico e fragile con i corsi d’acqua e all’orografia specifica della Romagna.

Camminare lungo i crinali che dominano i corsi d’acqua romagnoli significa cambiare prospettiva: dall’alto si osservano i flussi d’acqua in pianura e quelli di terra in collina, le frane, i dissesti, le cicatrici lasciate da piogge intense e sempre più frequenti. Il paesaggio che emerge è quello dell’Antropocene, un territorio in continua trasformazione, modellato dall’interazione tra fenomeni naturali e azione umana.

Incontrare il territorio

Partiti da Cesena, là dove nel 2023 i fiumi Savio e Borello hanno riversato acqua e fango su una delle aree agricole più produttive del Paese, il cammino si è snodato tra fondovalle e colline. Salire e scendere, curva dopo curva, ha permesso di “camminare, leggere, sentire”: osservare i segni materiali dell’alluvione, comprenderne le cause grazie al contributo di esperti come l’ingegnere idraulico Andrea Nardini, il climatologo Gabriele Antolini, il geologo Aldo Antonazzi e Francesco Occhipinti di Legambiente, ma soprattutto ascoltare chi quei luoghi li abita e li difende ogni giorno.

In collaborazione con le associazioni aTrio e Una Strada per Nuvoleto, realtà nate proprio dopo l’alluvione, FuoriVia ha costruito un percorso di conoscenza condivisa. Una strada per Nuvoleto è un’associazione di abitanti di una piccola frazione rimasta isolata a causa di una frana che ha reso inagibile l’unica strada di accesso e che si è costituita tale per ricostruirla e per organizzare eventi volti al coinolgimento sul tema del cambiamento climatico; aTrio, invece, è un’associazione che si occupa di attivazione territoriale e partecipazione, soprattutto nelle aree interne. Ha avviato tavoli di ascolto e momenti di confronto nei territori colpiti, cercando di tenere insieme l’attenzione sugli eventi estremi legati al cambiamento climatico e la necessità di coinvolgere attivamente gli abitanti nei processi di comprensione, ricostruzione e trasformazione del territorio. La Romagna, infatti, è composta da più valli, colpite in modo diverso dagli stessi eventi. Per questo parliamo di “Vie dei Flussi” al plurale: ogni valle racconta una relazione specifica con l’acqua.

Anche in questo caso abbiamo scelto di partire dal mare e risalire verso l’interno, seguendo i corsi d’acqua. Come Fuorivia abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza nella progettazione dei cammini, mentre le realtà locali, insieme agli esperti incontrati lungo il percorso, hanno contribuito a definire itinerari, luoghi e contenuti. Il cammino è iniziato nella valle di Cesena, attraversando alcune delle aree più colpite dall’alluvione. Accompagnati da tecnici, studiosi, attivisti e abitanti, abbiamo osservato il territorio, risalendo progressivamente i fiumi e spostandoci poi verso le zone collinari, dove le frane hanno inciso in modo profondo sul paesaggio e sulla vita quotidiana.

Il diritto alla ricostruzione

Uno degli aspetti più evidenti emersi lungo il cammino riguarda la diversa natura dei danni e delle conseguenze sociali. Nuvoleto è diventata uno dei simboli di questo cammino: qui il dissesto non ha colpito tanto le case quanto le infrastrutture, rivelando una profonda disuguaglianza territoriale. Nelle aree di fondovalle, le alluvioni hanno colpito soprattutto la proprietà privata: case, attività, beni. Qui la ricostruzione è spesso avanzata più rapidamente. Nelle zone collinari e interne, invece, le frane hanno colpito soprattutto lo spazio pubblico: strade, infrastrutture, collegamenti. In molti casi le abitazioni, costruite prima della dispersione urbana e della speculazione edilizia, si trovavano in posizioni relativamente sicure. A rimanere compromesse sono state le vie di accesso, spesso lasciate in condizioni di inagibilità o destinate a non essere ricostruite, costringendo gli abitanti a lunghi percorsi alternativi. Camminare lungo queste strade interrotte, osservare le frane da vicino, percorrere i tracciati provvisori utilizzati dagli abitanti di luoghi come Nuvoleto, ha reso evidente come la trasformazione del territorio non sia solo naturale, ma profondamente politica e sociale.

Il cammino è stato anche un tempo di incontri informali: conversazioni al mattino dopo colazione, chiacchierate lungo il sentiero, soste davanti a una frana o a un corso d’acqua. In pochi giorni si è creata una rete di relazioni che ha permesso di comprendere quali realtà fossero più attive, quali territori più fragili, quali domande ancora aperte. Chi decide cosa ricostruire? Quali territori vengono considerati marginali? Quali futuri sono possibili per le aree interne? Attraverso questo attraversamento lento abbiamo potuto osservare come acqua, flussi, cambiamento climatico e storia insediativa si intreccino in modo complesso nelle valli romagnole. La Via dei Flussi è stata, in questo senso, un’esperienza di conoscenza condivisa, che ha permesso di leggere il territorio non solo per ciò che è accaduto, ma per ciò che sta diventando.

La Via dei Flussi, al plurale, riconosce che ogni valle racconta una relazione diversa con l’acqua: un’occasione per prendersi il tempo di capire, camminando. Per questo FuoriVia immagina cinque Vie dei Flussi: cammini che permettono di attraversare, leggere e comprendere territori che fanno sempre più spesso i conti con il cambiamento climatico e con eventi estremi. Questo primo attraversamento nella Valle del Borello è stato un laboratorio a cielo aperto, un’esperienza di conoscenza lenta e collettiva. Un cammino che non offre risposte semplici, ma apre domande necessarie sul nostro rapporto con l’acqua, con la terra, con le aree interne e con le comunità che la abitano. Camminare, ancora una volta, come atto politico e come strumento per immaginare nuovi equilibri possibili.


Crediti

La Via dei Flussi è un progetto di cammino realizzato grazie alla collaborazione delle associazioni aTrio, Una Strada per Nuvoleto e FuoriVia. Progetto e percorso a cura di Caterina Spadoni.

Si ringraziano per la preziosa partecipazione e collaborazione l’Ingegnere idraulico Andrea Nardini / CTS agire, il Geologo Aldo Antoniazzi, Francesco Occhipinti / Legambiente Cesena e gli enti (in ordine di incontro lungo il cammino): Associazione Mulinarte (Piavola), l’abitante Stefano (Schiazzano) di Una Strada per Nuvoleto, Ostello di Linaro e ProLoco di Linaro – San Romano (Linaro), il Cammino di San Vicinio e Sorrivoli Resistente (Sorrivoli).